Storia naturale del barbagianni e dei pericoli per la sua sopravvivenza

Venerdì 17 aprile alle ore 17.30 è in programma un incontro con l’esperto Stefano Mazzotti, un’occasione per esplorare la biologia, il comportamento e le criticità ambientali che influenzano la conservazione del barbagianni nel nostro territorio. L’evento prevede una presentazione in Auditorium, introdotta dal tecnico delle collezioni antropologiche e zoologiche Salvatore Restivo, seguita da un approfondimento in Museo.

In Italia il barbagianni, Tyto alba, è un rapace notturno diffuso soprattutto nella Pianura Padana. Questo affascinante predatore ha però subito negli ultimi decenni un forte declino, stimato tra il 20% e il 50% della popolazione, a causa del disturbo antropico, del traffico stradale, della progressiva scomparsa degli edifici rurali abbandonati e dell’uso di pesticidi, in particolare insetticidi e rodenticidi.

Predatore altamente specializzato, il barbagianni è dotato di un apparato uditivo finissimo e di una caratteristica maschera facciale, formata da fitte penne rigide che convogliano le onde sonore verso le orecchie. Il suo volo, estremamente silenzioso grazie alla struttura delle penne, gli consente di cacciare con grande efficacia piccoli mammiferi come toporagni, arvicole e topi, svolgendo un ruolo importante negli equilibri degli ecosistemi.

In questo contesto si inseriscono le ricerche condotte dal Museo di Storia naturale di Ferrara, in collaborazione con il Parco Regionale del Delta del Po dell’Emilia-Romagna e l’Università di Ferrara, che indagano l’alimentazione del barbagianni mettendo a confronto dati raccolti fin dagli anni Settanta del secolo scorso. Questi studi permettono di analizzare le dinamiche tra predatore e prede e di comprendere meglio i rischi legati ai cambiamenti ambientali e climatici.

Segue una visita alla sala Uccelli, condotta dal tecnico delle collezioni e dedicata ai rapaci, accompagnata da un approfondimento guidato dal relatore in sala didattica, dedicato all’alimentazione del barbagianni, che sarà possibile scoprire osservando al microscopio stereoscopico dei boli alimentari, noti come borre.

La partecipazione è gratuita, su prenotazione online e non comprende la visita del Museo.

Stefano Mazzotti è laureato in Scienze naturali all’Università di Parma; dal 2012 al 2025 è stato direttore del Museo di Storia Naturale di Ferrara. Svolge ricerche in collaborazione con Università e CNR sulla tassonomia, distribuzione, ecologia di comunità e le popolazioni in ambito zoologico, in particolare su anfibi, rettili e piccoli mammiferi. Ha effettuato spedizioni scientifiche in Amazzonia in progetti di ricerca per la descrizione di nuove specie di anfibi. Collabora con parchi, riserve ed enti pubblici per lo studio e la conservazione della fauna. È docente (Adjunct Professor) al corso di laurea di biologia evoluzionistica all’Università di Ferrara e al master della Comunicazione Scientifica – CoSe dell’Università di Parma. È autore di oltre 150 pubblicazioni di carattere scientifico specialistico e divulgativo in riviste nazionali e internazionali. È membro dell’Accademia delle Scienze di Ferrara e delegato nazionale del WWF per l’Emilia-Romagna. Scrittore saggista scientifico, fra le sue opere più recenti ha pubblicato per Codice Edizioni il saggio Esploratori perduti. Storie dimenticate di naturalisti italiani di fine Ottocento (2023) e per il Mulino Meravigliose creature. La diversità della vita come non la conosciamo (2024).

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